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111ª Compagnia Protezione Ponti – La 2ª Compagnia “Commando” al servizio del 2° Corpo d’Armata Polacco

Nel frattempo arrivarono i rinforzi del secondo plotone, i quali finalmente pulirono Monte Freddo. Nell’area conquistata fu immediatamente organizzata la linea di difesa sulla base delle trincee e posizioni tedesche. Il tenente Łuczyński organizzò in fretta il fuoco di artiglieria, indispensabile in questa battaglia. L’attacco a Monte Freddo fu anche supportato e protetto dai mezzi corazzati del 1° squadrone del Reggimento Ulani dei Carpazi. I prigionieri furono portati a Villa Virginia, mentre i caduti furono trasferiti in una delle trincee sul Monte Freddo.

Schizzo dell’attacco della 111ª Compagnia Protezione Ponti sul Monte Freddo, 9 luglio 1944. (Compilato da K. Piotrowski)

Lo stesso giorno furono respinti altri quattro contrattacchi tedeschi, che cercavano di riconquistare le posizioni dominanti perse sul Monte Freddo. Intorno alle ore 16, durante un altro tentativo dei tedeschi di riconquistare la collina cadde Gino Capotosto, colpito in testa da un cecchino.
Dopo questa prima vittoria nella compagnia regnava un forte spirito di successo, nonostante il fatto che nella battaglia fossero caduti due soldati. Nel casolare che fu conquistato, chiamato “Contadino”, fu organizzato il posto di comando. Da questa posizione era possibile osservare l’area davanti la linea di fronte e distribuire gli approvvigionamenti.

Fu organizzato un sistema di difesa circolare della collina conquistata con le postazioni dei cecchini che tormentavano il nemico sulla strada tra Coppo e Sirolo.

Il 10 luglio a Villa Virginia arrivò generale B. Duch per congratularsi con i conquistatori di Monte Freddo. Nella notte tra il 12 e 13 luglio la pattuglia composta da tre “commandos”, Hodur, Piątkiewicz e Gasparro, dopo un’estenuante azione, catturò sul Coppo un prigioniero.
La compagnia rimase a difendere il Monte Freddo nei giorni successivi.

Il 15 luglio si rivelò come il giorno più tragico in tutta la storia della 2ª Compagnia “Commando”. Durante la distribuzione di viveri davanti al “Contadino” esplose un proiettile di artiglieria tedesco.
Diamo la voce del tenente Feliks Kępa:

“Ho visto che le scale esterne che portavano al primo piano dell’edificio erano allagate, piene di pozzanghere di sangue. Anche tra il pozzo e il muro della casa, c’era sangue, tanto sangue, … e i gemiti dei feriti”. (M. Derecki, “Kamena” n. 16, 1986)

A causa dell’esplosione morirono tre soldati italiani: Giuseppe di Menna, Enrico Conti, Salvatore Schiavone e un soldato jugoslavo Radoslav Gregorić. Il vice comandante della Compagnia, il sottotenente E. Zalewski, altri tre soldati polacchi e dieci soldati italiani rimasero feriti. Sul casolare “Contadino” fu appesa una grande bandiera della Croce Rossa. I soldati feriti furono trasportati con l’ambulanza e due jeepponi del Reggimento Ulani dei Carpazi all’infermeria avanzata. Quel giorno il Raggruppamento Commando fu stato diviso: la 111ª Compagnia Protezione Ponti rimase sulla stessa parte della linea di fronte, mentre la 1ª Compagnia Indipendente Commando sotto il comando del capitano Andrzej Czyński fu spostata sull’ala destra sotto il comando della 2ª Brigata Corazzata e destinata all’attacco di Case Nuove.

Fotografia scattata nell’agosto o nel settembre del 1944. È degna di nota l’uniformità dei berretti General Service Cap, indossati nella compagnia polacco-italiana. (Collezione Marek Kępa)

I primi ad Ancona
Due giorni dopo, le unità del 2° Corpo d’Armata Polacco cominciarono l’attacco che segnava la parte finale dei combattimenti nella battaglia di Ancona. Il comando tedesco a seguito dei rapidi avanzamenti degli aggressori e sotto la minaccia che le truppe sarebbero state circondate, decise di ritirarsi dalla Linea Edith e dalla città di Ancona.

Dopo l’interruzione della difesa tedesca sull’ala sinistra delle unità polacche in avanzamento, nella notte tra il 17 e il 18 luglio il Reggimento Ulani dei Carpazi, supportato della 2ª Compagnia “Commando”, partì per l’inseguimento.

Il 18 luglio 1944 il tenente Feliks Kępa, a capo del secondo plotone della compagnia polacco-italiana “commando”, entrò dalla porta di Santo Stefano ad Ancona, raggiungendo questa importante città portuale in marcia attraverso Camerano e Grazie di Ancona.

Ai “commandos” diretti verso la stazione ferroviaria lungo via S. Stefano si unì un plotone di mezzi corazzati del Reggimento Ulani dei Carpazi sotto il comando del sottotenente Gieb Krugłowski. Pertanto, entrambe le società del Raggruppamento Commando entrarono nella storia della conquista di Ancona. La 1ª Compagnia Indipendente Commando partecipò all’importante manovra sull’ala sinistra e combatté a Case Nuove. La 2ª Compagnia “Commando”, invece, fu la prima unità che entrò nella città di Ancona.

La sera del 18 luglio al Borghetto nella sottodivisione del tenente Kępa si unirono il primo e il terzo plotone. In un’imboscata e durante un rapido combattimento nei pressi del cimitero di Tavernelle di Ancona catturarono diverse decine di prigionieri, compreso il comandante e i cancellieri della compagnia.

Il 21 luglio i soldati del tenente Kępa si unirono alla compagnia di commando polacca a Numana, rimanendo nella riserva delle forze del 2° Corpo d’Armata Polacco.

Il 29 luglio 1944 il Raggruppamento Commando fu sciolto e le strade delle due compagnie si separano per sempre. Da quel momento, la compagnia polacco-italiana fu assegnata integralmente al Reggimento Ulani dei Carpazi, mentre la 1ª Compagnia Indipendente Commando fu mandata alla Base del Corpo Polacco con lo scopo di riorganizzare l’unità in un battaglione di commandos motorizzati.

La 2ª Compagnia “Commando” combatté successivamente nell’agosto 1944 durante la battaglia tra i fiumi Cesano e Metauro, avvicinandosi con le forze del 2° Corpo d’Armata Polacco alla Linea Gotica. Nella città di Sant’Andrea Suasa l’attacco della compagnia italo-polacco supportata dallo squadrone corazzato del Household Cavalry Regiment fu fermata dalla moltitudine dell’artiglieria tedesca.

Z. Piątkiewicz con una squadra di soldati italiani nelle tute estive dei carristi Cotton Tank Overalls. L’abbigliamento fa capire che la fotografia è stata scattata durante il servizio congiunto della 111ª Compagnia Protezione Ponti con il Reggimento Ulani dei Carpazi. Come copricapo, gli italiani usano i “mycki”, fatti con la sciarpa militare sul modello di quelli dei commandos. (Collezione Jurek Piątkiewicz)

La 2ª Compagnia “Commando” combatté sotto gli ordini del Reggimento Ulani dei Carpazi fino alla conquista di Pesaro il 2 settembre 1944. In quel momento, dopo le urgenti interpellazioni dello Stato Maggiore italiano e le proteste riguardanti la presenza di cittadini italiani nell’esercito polacco fu presa la decisione di sciogliere la 111ª Compagnia Protezione Ponti.

Il caporal maggiore cadetto Zbigniew Piątkiewicz dopo aver ricevuto la Croce Virtuti Militari.
Da notare che il sottotenente Zbigniew Piątkiewicz dopo aver finito il servizio nella 2a Compagnia „Commando” indossa ancora il berretto verde dei commandos. Gli altri soldati indossano i berretti neri del battaglione della Pomerania. (Collezione J. Piątkiewicz)

Nell’ottobre del 1944 i soldati italiani della compagnia del tenente Kępa furono trasferiti nella Brigata Maiella sotto il comando del 2° Corpo d’Armata Polacco.

La stragrande maggioranza degli italiani provenienti da 111ª Compagnia Protezione Ponti
decise in quel momento di dare le dimissioni e tornare a casa. Il glorioso servizio di otto mesi di un’unità d’élite polacco-italiana, addestrata nelle tecniche di combattimento dei commandos, era terminato.

La 111ª Compagnia Protezione Ponti rimase sotto il comando diretto del 2° Corpo d’Armata Polacco fino al 18 ottobre 1944, perdendo 14 caduti (10 italiani, 3 polacchi, 1 jugoslavo) e 29 feriti. A 17 soldati italiani furono assegnate le Croci dei Valorosi, una Croce al Merito d’Argento con Spade e una Croce al Merito di Bronzo con Spade.

Secondo da sinistra: Guido Du Bois (l’unico soldato italiano della 111a CPP decorato con la Croce al Merito d’Argento con Spade). Terzo da sinistra: Attilio Brunetti (decorato con la Croce dei Valorosi). Collezione prof. Wojciech Narębski
L’attestazione che conferma il servizio dei volontari di Emilio Pizzola svolto nell’Esercito Polacco. Il 9 luglio 1944 durante l’attacco sul Monte Freddo il soldato Emilio Pizzola venne gravemente ferito. Fu trasportato e curato nel 3° Ospedale di Guerra Polacco a Palagiano. (Collezione R. Pizzola)

La storia e il servizio dei soldati della 111ª Compagnia Protezione Ponti è certamente un fenomeno unico nelle attività del 2° Corpo d’Armata Polacco in Italia ed è degno di essere oggetto di uno studio dettagliato. La compagnia “commando” polacco-italiana, nonostante abbia conseguito significativi successi nel combattimento durante la sua esistenza, non è mai stata utilizzata secondo l’intenzione originale del comando britannico per compiti sovversivi. È necessario il pieno riconoscimento del servizio dei volontari italiani e jugoslavi nell’esercito polacco e vale la pena commemorarlo. Tutti loro hanno lo stesso diritto agli onori e alla memoria che sono dovuti al Soldato Polacco. È assolutamente necessario chiarire quali siano i luoghi di sepoltura dei soldati italiani e del soldato jugoslavo caduti durante il servizio polacco. Vale anche la pena indagare perché i soldati italiani della 111ª Compagnia Protezione Ponti non siano stati onorati con le Croci Commemorative di Monte Cassino, visto che i loro colleghi polacchi della Compagnia hanno ricevuto tali onorificenze, così come tutti i partecipanti alla battaglia di Monte Cassino. Va sottolineato che il principe Umberto II di Savoia, l’erede italiano al trono, fu decorato dal generale Władysław Anders con la Croce Virtuti Militari e con la Croce Commemorativa di Monte Cassino.

La tomba del sottocolonello Feliks Kępa nel cimitero Gunnersbury a Londra. (Foto: P. Świderek, VIII 2019)

Ringrazio Silvio Tasselli per aver intrapreso ricerche pionieristiche in Italia sulla storia dell’esistenza della 111a Compagnia Protezione Ponti e ringrazio Jurek Piątkiewicz, Raffaele Pizzola, Velia Cremonesi, Przemysław Świderek e Przemysław Kapturski per la preziosa collaborazione.
Krzysztof Piotrowski

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