in

MILANO 1925: Mostra dell’artista polacca Tamara de Lempicka (1898-1980)

Copertina del libro di Gioia Mori (Giunti Editore 1999)

“All’inizio del 1925 [Tamara de Lempicka] si ferma a Milano dove contatta il conte Emanuele di Castelbarco, che aveva un’elitaria galleria, la Bottega di Poesia. Evidentemente, fino ad allora la vita artistica di Tamara era stata meno intensa della sua vita mondana: infatti, quando il conte Castelbarco le propone di esporre trenta quadri in una mostra da inaugurare alla fine dell’anno, si rende conto di avere a diposizione pochi quadri, e di ritorno a Parigi incomincia a dipingere con frenesia, realizzando alcune delle tele più compiute dell’intera sua produzione…” – scrive Gioia Mori nel libro “Tamara de Lempicka” (Giunti Editore 1999) consultabile in parte sul sito www.books.google.it

Oggi Tamara de Lempicka è considerata un fenomeno. Nel 1925 il suo successo era ancora lontano, comunque la sua mostra a Milano non è passata inosservata. La critica pubblicata sulla rivista “EMPORIUM” (Vol. LXII N. 372) non era favorevole ma l’autore Piero Torriano ha segnalato alcune buone qualità dell’artista: talento, gusto e vigore. Il testo originale della critica è consultabile sul sito www.artivisive.sns.it

Agata Rola-Bruni

EMPORIUM – COPERTINA (NR 372), TAMARA DE LEMPITZKA: L’UCCELLO ROSSO

“EMPORIUM” (DICEMBRE 1925, VOL. LXII N. 372)

CRONACHE MILANESI: UNA MOSTRA DI PITTORI «MACCHIAIOLI». EDUARDO BORRANI- MARA CORRADINI – TAMARA DE LEMPITZKA [LEMPICKA]

E passiamo di discorre di due donne pittrici e a noi contemporanee.

L’una ci fa ripercorrere le regioni esploratissime e abbondantemente mietute della pittura naturalistica e impressionistica; l’altra [de Lempitzka] ci introduce in quelle più astratte, rigide e geometriche, e pur esse abbastanza sfruttate, dell’arte ch’ella medesima chiama «postcubista». (…)

TAMARA DE LEMPITZKA: RITRATTI

E con la giovane Tamara de Lempitzka entreremo alla fine in un giardino, che, se non è misterioso è impenetrabile come quello delle Esperidi, racchiude tuttavia frutti ambigui tentatori e pericolosi.

Va riconosciuto che i dipinti esposti da questa artista polacca alla «Bottega di Poesia» possono fare alla prima una certa impressione; se non che la loro attrattiva va mano mano diminuendo ogni volta che ci si ritorna davanti. Gli è che di volta in volta ci sentiamo qualche cosa di provvisorio, di facile, di superficiale, e anche di vacuo, nonostante la pretesa del volume. Sono effetti che conosciamo. Schemi vuoti di espressione. Giochi piacevoli fino a che rimangono sulle pagine d’una rassegna d’eleganze, o sulla parete di un dancing un poco eccentrico e mondano. L’austera virtù delle forme astratte e delle linee pure appare qui illanguidita e profanata in contatti terreni, mescolata a volti umani e a forme reali con connubi e risultati ambigui che hanno non so che morbidezza raffinata e malsana. Insomma troppo più snobismo che arte vera. Insistiamo un tantino perché non vorremmo che tutto ciò fosse preso per novità; quando invece si tratta di un poncif  di moda, che non ha ancora invaso e ci auguriamo non abbia da invadere l’arte nostrana.

La discordanza maggiore proviene da queste mescolanze di forme geometriche, o deformate, con altre troppo  verosimili e scrupolosamente imitate; mescolanze che in fondo non ci sembrano avere alcuna necessità plastica. E perciò si finisce con preferire, fra le opere di questa pittrice, o quelle tutte astratte, o quelle tutte imitative.

TAMARA DE LEMPITZKA: RITRATTI

Ed ora che abbiamo detto i difetti, i quali più che dell’artista sono della maniera da lei praticata, segnaleremo le sue buone qualità.

La De Lempitzka, che ha fatto i suoi studi in Russia, prima, e poi a Parigi, ha senza dubbio talento ed attitudini eccellenti. Disegna con molto gusto e vigore – come si vede anche dai disegni esposti -; ha tratti, qua e là, d’espressione ingenua e più sincera; buon sentimento della forma e soprattutto della composizione, sapendo bene costruire il suo quadro e distribuirne le parti con larghezza ordinata ed armonica.

Tante belle qualità, quando ella saprà adoperarle obbedendo al suo proprio sentimento invece che a mode passeggiere, potranno condurla ad opere notevoli.

PIERO TORRIANO

Pittore JAN MATEJKO (1838-1893) – “un veneziano polacco”

 

 

 

 

Michel Platini aresztowany we Francji

Rzym: Koncert symfoniczny J.M.K. Poniatowskiego w Bazylice na Zatybrzu. Wstęp wolny